Francesco vuole giustizia per suo padre:”Poteva salvarsi”


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Francesco vuole giustizia per suo padre:"Poteva salvarsi"

“Mio padre viene entra nella mia stanza pallido, bianco e con gli occhi di fuori: “Franci non respiro”– mi diceva. Con l’ambulanza è stato trasportato d’urgenza al pronto soccorso di Barcellona Pozzo di Gotto. È entrato in codice giallo, da codice giallo passa a codice rosso, successivamente la dottoressa ci comunica che papà aveva un’embolia polmonare, per questo non respirava. Spostato in rianimazione gli è venuto un arresto cardiaco ed è morto. Inizia così il racconto di Francesco Mastronardo, siciliano di 23 anni di Barcellona Pozzo di Gotto, nel messinese che denuncia un caso di malasanità. A Fanpage.it racconta di un papà buono, onesto e lavoratore, era un ex panettiere e faceva tanti sacrifici per la sua famiglia, un bell’esempio di padre di vita. “Ho visto mio padre senza respiro, senza poterlo né salutare e né dirgli ciao né niente. Una persona a 60 anni non può morire così di punto e in bianco per un’embolia polmonare scoperta dieci minuti prima di morire.

“Franci, aiutami non respiro”

Era il 16 dicembre del 2019, quando il sign. Santino Mastronardo, padre di Francesco, a causa di problemi respiratori, si recava all’ospedale di Barcellona Pozzo di Gotto, in Sicilia. “Si vedeva che non respirava – racconta Francesco, figlio di Santino – l’abbiamo portato al pronto soccorso di Barcellona Pozzo di Gotto e lì hanno trovato delle macchioline nel sangue. Successivamente l’hanno portando d’urgenza all’ospedale di Patti e lì gli hanno fatto la coronarografia ma ai dottori più dicevamo che c’era il problema che non respira e più si basavano che papà aveva fame o che papà era un po’ in sovrappeso.  Infatti – continua Francesco – abbiamo detto gentilmente di approfondire sui polmoni e la risposta è stata che i polmoni erano già stati controllati all’ospedale di Barcellona Pozzo di Gotto. Così viene dimesso e ce lo portiamo a casa. Mio padre entra nella mia stanza pallido, bianco e con gli occhi di fuori: “Franci non respiro”– mi diceva affannato.

Morto per un’embolia polmonare scoperta 10 minuti prima di morire

Così Francesco e la sua famiglia chiama l’ambulanza e papà Santino viene trasportato d’urgenza al pronto soccorso di Barcellona Pozzo di Gotto. “È entrato in codice giallo – racconta Francesco – da codice giallo passa a codice rosso, e successivamente la dottoressa ci comunica che papà aveva un’embolia polmonare, per questo non respirava. Spostato in rianimazione gli è venuto un arresto cardiaco ed è morto. Chiedo – ha detto Francesco – che la mia situazione non capiti più a nessuno perché ti rimane il trauma e il vuoto dentro. Chiedo giustizia per mio padre perché non aveva niente e non penso che sia questo il modo di lavorare o fare il medico, morire per un’embolia polmonare che hanno scoperto dieci minuti non l’ho accetto.

“Poteva essere il padre di chiunque”

Spero che non capiti più una situazione del genere – dice Francesco – perché come poteva essere mio padre, poteva essere il padre di un giudice, il padre di un avvocato, di un Premier, poteva essere il padre di chiunque. Purtroppo – conclude –  è capitato a mio padre, è capitato a un povero disgraziato che non ha conoscenze ed è morto in mano di nessuno”.

Fanpage.it ha contattato L’Asp di Messina, attraverso telefonate  e email ma non ha ricevuto nessuna risposta in merito.

L’avvocato: “Diagnosi tardiva”

Il legale della famiglia Mastronardo, Giovanni Agate, ai microfoni di fanpage.it ha detto che:”Il signor Mastronardo poteva salvarsi e poteva essere curato, qualora fosse stata diagnosticata in tempo questa patologia dell’embolia polmonare. Le cartelle cliniche sono state esaminate da due consulenti nominati i quali hanno ravvisato dei profili di responsabilità sanitaria sui medici che hanno operato nelle prime cure presso l’ospedale di Barcellona Pozzo di Gotto ritenendo che l’exitus sia proprio stato l’embolia polmonare diagnosticata tardivamente. Conclude – l’Asp di Messina si è costituita e ha chiamato in garanzia i medici che hanno operato in quell’ospedale. A gennaio il giudice dovrà nominare i consulenti tecnici d’ufficio che accerteranno o meno i profili di responsabilità nella vicenda.



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