​Che cos’è una verifica di governo (e perché va ancora di moda nel 2020)


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​Che cos’è una verifica di governo (e perché va ancora di moda nel 2020)

Lunedì 14 dicembre a Palazzo Chigi è iniziata la cosiddetta “verifica di governo”. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha incontrato nel pomeriggio prima la delegazione del Movimento 5 stelle, poi del Partito democratico. Il 15 dicembre il programma prevede un colloquio alle 13 fra il premier e i rappresentanti di Italia viva, il partito di Matteo Renzi che ha agitato i venti di crisi all’interno della maggioranza. L’appuntamento verrà rinviato fra mercoledì 16 e venerdì 18 dicembre a causa di impegni istituzionali della ministra dell’Agricoltura Teresa Bellanova, capo-delegazione di Italia viva. Martedì 15 alle 19, Conte incontrerà comunque i leader di Liberi e uguali.

Questa la sequenza dei fatti e degli appuntamenti, ma facciamo un passo indietro. Che cos’è una verifica di governo, espressione dal gusto retrò ereditata dalla Prima Repubblica? E perché il Conte bis è entrato in questa fase?

Che cos’è una verifica di governo

Come spesso avviene per la definizione dei rituali politici, la verifica di governo è un’espressione che non si ritrova in leggi o regolamenti ma che è nata dalle consuetudini. La Treccani la definisce in questi termini: «Nel linguaggio politico e giornalistico», la verifica è l’«accertamento della sussistenza delle motivazioni di fondo e delle condizioni che hanno determinato un’alleanza, una intesa, una coalizione di governo tra due o più partiti».

In una Repubblica parlamentare, come quella italiana, i governi nascono dall’accordo fra i partiti, almeno in teoria, sulla base di obiettivi comuni. La verifica può servire a valutare che l’esecutivo e la maggioranza stiano seguendo il percorso concordato nella fase di formazione del governo. Senza ingenuità, va detto che le verifiche di governo, storicamente, rispondono anche a giochi di potere fra gli attori politici: un partito della maggioranza, per esempio, può avere interesse a ottenere incarichi di maggior peso, nomine strategiche, ministeri più rilevanti. Insomma una revisione della squadra di governo o meglio, come viene definito nel gergo politico, un rimpasto.

In un Paese in cui si sono susseguiti 63 governi in 18 legislature, è impossibile elencare tutte le volte in cui sia stata richiesta una verifica di governo. Ci limiteremo a qualche esempio per rendere meno astratto il concetto.

Corsi e ricorsi storici

Nel 1986, a Palazzo Chigi il presidente del Consiglio era Bettino Craxi sostenuto dal cosiddetto Pentapartito, ovvero la storica alleanza fra Democrazia cristiana, Partito socialista italiano, Partito repubblicano italiano, Partito liberale italiano e Partito social-democratico Italiano. Un equilibrio politico quanto mai complesso. A marzo di quell’anno si cominciò a parlare di verifica di governo.

L’8 marzo 1986 infatti il Corriere della sera descriveva dinamiche riconoscibili anche nella politica contemporanea: «De Mita, e con lui l’intera direzione democristiana, non ritiene necessaria una crisi, perché è convinto che esistono le premesse per un rilancio dell’azione del governo Craxi. Tuttavia, considerando che lo stato dei rapporti tra gli alleati è pessimo, anche “per l’insorgenza di tendenze divaricatrici”, la Dc chiede al presidente del Consiglio di avviare con urgenza un confronto tra i leader della coalizione. Una verifica nella quale gli alleati devono prima confermare la fede nel pentapartito e poi determinare politiche economiche, sociali e istituzionali che affrontino il drammatico problema della disoccupazione e modernizzazione del paese».

La verifica si tenne alla fine di marzo, nella maggioranza non cambiò nulla e ad agosto il primo governo Craxi naufragò comunque, per poi rinascere con un nuovo esecutivo guidato di nuovo da Bettino Craxi.

Corriere della sera, 8 marzo 1986 – Fonte: Archivio del Corriere della sera

Nel 2002, mentre a Palazzo Chigi c’era Silvio Berlusconi, a chiedere un rimpasto fu Rocco Buttiglione, allora ministro delle Politiche comunitarie. È interessante leggere le dichiarazioni di domenica 18 agosto 2002 sul Corriere della sera.

L’allora portavoce di Forza Italia Sandro Bondi diceva: «Dobbiamo eliminare dal nostro lessico parole come verifica e rimpasto: sono ciò che rimane di un vecchio modo di fare politica».

Corriere della sera, 18 agosto 2002 – Fonte: Archivio del Corriere della sera

Diciotto anni dopo i due termini sono ancora attuali.

Come si è arrivati a una verifica di governo nel 2020

Ma torniamo ai giorni nostri. All’inizio di dicembre il dibattito all’interno della maggioranza si è avvitato sul tema della gestione del Recovery plan italiano, ossia il “Piano nazionale di ripresa e resilienza” finanziato dai fondi europei.

Nello specifico, il leader di Italia viva Matteo Renzi ha attaccato il governo per l’ipotesi di istituire una “cabina di regia” formata da tre ministri, sei manager e 300 funzionari per attuare i progetti del piano. Anche il 9 dicembre, quando il governo ha superato lo scoglio del voto parlamentare sulla riforma del Mes, l’attenzione si era già spostata sul terreno della gestione dei fondi europei.

In quell’occasione, alla presenza del presidente del Consiglio, Renzi ha minacciato di non votare la legge di Bilancio nel caso dovesse rientrarvi un emendamento sulla cabina di regia del Recovery plan e ha minacciato di ritirare le proprie ministre dall’esecutivo se non si fosse aperto un dibattito sul tema. Per questo l’incontro fra Conte e Italia viva – slittato a giovedì sera o venerdì, come abbiamo detto – è il più atteso della verifica di governo.

Secondo le dichiarazioni ufficiali del Movimento 5 stelle e del Partito democratico dopo gli incontri di lunedì 14 dicembre a Palazzo Chigi, un rimpasto (una revisione della squadra di governo) non è all’ordine del giorno. I retroscena politici, tuttavia, continuano a riportare voci differenti.

In conclusione

Lunedì 14 dicembre, a Palazzo Chigi è iniziata una «verifica di governo», una serie di incontri fra il presidente del Consiglio Conte e i partiti di maggioranza per testare lo stato di salute dell’attuale esecutivo. Nel primo giorno il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha incontrato le delegazioni del Movimento 5 stelle e del Partito democratico. Il 15 dicembre, il programma prevedeva un colloquio alle 13 fra il premier e i rappresentanti di Italia viva, il partito di Matteo Renzi. L’appuntamento verrà rinviato fra mercoledì 16 e venerdì 18 dicembre a causa di impegni istituzionali della ministra dell’Agricoltura Teresa Bellanova, capo-delegazione di Italia viva. Martedì 15 alle 19 Conte incontrerà comunque i leader Liberi e uguali.

L’incontro tra Conte e Matteo Renzi era il più atteso fra i colloqui della verifica di governo. Ufficialmente, la ragione alla base della verifica è la cabina di regia proposta da Palazzo Chigi per la gestione dei fondi europei che finanzieranno il Recovery plan.

Serena Riformato



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